Come raggiungere il successo nel 2020

In questo post scriverò qualcosa di ovvio, anche se sinceramente, considerando il numero di imprenditori che incontro ogni anno, proprio così ovvio non lo è.

 

Sembrerà strano, chiunque ci dice che dobbiamo avere un business plan, dobbiamo pianificare l’andamento della nostra azienda, ma io che faccio eventi ed incontro almeno 10.000 imprenditori ogni anno, alla domanda: “quanti utilizzano il conto economico previsionale?” La risposta è “quasi nessuno”.

 

Posso dire con certezza, che anche aziende mediamente strutturate, con fatturati di qualche milione di euro, non hanno nessun tipo di pianificazione economico/finanziaria.

 

E questo è il primo errore se vogliamo prosperare e raggiungere i nostri obiettivi.

 

Prima di tutto perchè se non abbiamo obiettivi in termini di fatturato o di utile, come facciamo a raggiungerli?

Se usciamo di casa senza avere una meta, che probabilità abbiamo di arrivare a destinazione? Giriamo giriamo, alla fine terminiamo il carburante e ci ritroviamo in mezzo al nulla.

 

Ecco, questo è quello che succede al 95% degli imprenditori italiani che alla fine dell’anno non hanno idea di quanto hanno guadagnato, se hanno guadagnato, se saranno in grado di pagare le imposte o di pagare le tredicesime, se il loro business sta crescendo o crescerà mai.

 

Tutto questo deriva dalla mancanza di un forecast, di una previsione che partendo dalla destinazione tracci il percorso per raggiungere quell’obiettivo.

 

E mi rendo conto di aver appena detto una cosa ovvia, però, non so per quale motivo, 9 imprenditori su 10 non redigono questo documento, non scrivono la mappa del loro tesoro.

 

Pensare che proprio 2 giorni fa, ero in riunione con lo junior CFO del mio gruppo che stavamo completando il budget del prossimo anno e mi diceva “certo che è proprio vero che chi governa i numeri governa l’azienda”.

 

Ed io gli ho risposto, “è assolutamente così”, fin dall’inizio, quando si redige il business plan di una progetto che deve ancora nascere, ma sopratutto mano mano che quel progetto cresce è solo governando i numeri che si possono tenere le redini del business.

 

Si possono prevedere con largo anticipo le difficoltà, gli ammanchi di cassa, magari si possono negoziare eventuali dilazioni con i fornitori con 30-60gg di anticipo rispetto alla scadenza. Oppure pianificare gli investimenti e sapere che se ho bisogno di una risorsa umana in più, o di un nuovo macchinario, se e quando posso permettermelo.

 

Purtroppo il problema di molti imprenditori che non pianificano il loro futuro dal punto di vista economico/finanziario è dettato dalla mancanza di tempo, perchè troppo spesso l’imprenditore è preso con la quotidianità, con la consegna del proprio lavoro, con incontrare i clienti, con negoziare con i fornitori e quindi tutte le cose di natura amministrativa finiscono in secondo piano.

 

Ma se non è l’imprenditore a prendersi cura dei numeri o non c’è in azienda un direttore amministrativo e finanziario che se ne occupa al suo posto, purtroppo sarà il mercato a prendersene cura e di certo non lo farà a nostro vantaggio. Forse sopravviveremo, ma non riusciremo mai a cresce e a scalare come potremmo fare grazie ad un’attenta pianificazione.

 

Non voglio portare acqua al mio mulino, ma quando ho deciso di sviluppare Xriba, la prima piattaforma intelligente in grado di registrare automaticamente la contabilità e fornire all’imprenditore gli strumenti per prendere decisioni consapevoli, l’ho fatto proprio conoscendo questo limite dettato dal tempo a disposizione dell’imprenditore per fare queste cose.

 

E proprio grazie alla tecnologia applicata ai numeri delle nostre aziende possiamo trovare le risposte che ci servono per pianificare e controllare l’andamento. 

 

Se non abbiamo soldi per pagare un CFO da 100.000€ all’anno, magari possiamo dare i super poteri alla nostra segretaria amministrativa, gli possiamo mettere in mano degli strumenti di intelligenza artificiale che la aiutano a capire meglio dove stanno andando i nostri soldi e magari potrà essere lei, anche se non è un direttore finanziario, ad aiutarci a stabilire la rotta e a controllare che se stiamo raggiungendo la destinazione prefissata oppure no.

 

Per chiudere l’argomento quindi, se vogliamo riassumere con un suggerimento: prendiamoci del tempo per pianificare il futuro economico e finanziario della nostra azienda, perchè è lì che andremo a finire.

 

Ti lascio al mio video del giorno sull’argomento.

 

Innovare il modello di business per crescere esponenzialmente

Oggi voglio parlare dei problemi di crescita che hanno molte aziende italiane.

 

L’altra settimana mi è capitato sottomano un articolo del Sole24Ore (https://lab24.ilsole24ore.com/leader-della-crescita-2020/) con la classifica delle fast growing company del nostro Paese. Le fast growing company sono le aziende che sono cresciute di più negli ultimi 3 anni e andando a guardare chi fossero quelle aziende ho trovato di tutto.

 

Dall’abbigliamento, alle applicazioni mobile, dal turismo, al farmaceutico, alla consulenza, fino ai servizi finanziari. E questa è stata la cosa che mi ha lasciato più sorpreso perché non erano tutte start up digitali, la 3° in classifica ad esempio, con un tasso di crescita medio degli ultimi 3 anni del 227 % era un’azienda di abbigliamento, a me totalmente sconosciuta, che nei primi 10 anni di storia era arrivata a fatturare circa 500.000€, quindi praticamente nulla e poi in 3 anni ha raggiunto i 20.000.000 di fatturato. 

 

E’ chiaro che deve essere successo qualcosa, se in 10 anni arrivi a 500k € di fatturato e nei successivi 3 arrivi a 20 milioni, è successo qualcosa di totalmente innovativo nel tuo modello di business.

 

Perchè non stiamo parlando di una startup digitale che ci mette un sacco di anni per creare una app rivoluzionaria e poi ad un certo punto la rilascia sul mercato e skyrocket to the moon, arriva a fatturati milionari, in questo caso stiamo parlando di un’azienda di abbigliamento.

 

E questo vale anche per la numero 14 della lista ad esempio, che sta nel settore del caffè, è stata fondata nel 1993 e fino al 2015, quindi in oltre 20 anni, era arrivata a fatturare poco più di un milione ed invece, negli ultimi 3 anni ha superato i 15.

 

Anche in questo caso è chiaro ce deve essere successo qualcosa.

 

Ho portato questi esempi, ma ce ne possono essere molti altri, potrei parlare anche della mia azienda di consulenza fiscale che nel 2016, anno della sua fondazione ha fatto 141.000€ di fatturato, e nel 2019 è arrivata a superare i 12.500.000, ma dicevo, ho portato questi esempi per parlare dell’innovazione tecnologica che sta alla base della crescita esponenziale delle nostre aziende.

 

E quando parlo di innovazione tecnologica, non parlo solo di elettronica o di digitale, quando parlo di innovazione tecnologica mi riferisco a quei cambiamenti che vengono portati nel proprio modello di business e cambiano per sempre le regole del gioco, questo è alla base della crescita esponenziale che sempre più spesso siamo abituati a vedere.

 

Quindi, per tornare all’argomento di questo video, la maggior parte dei problemi di crescita delle aziende sono da cercare nell’incapacità dell’imprenditore di innovare. 

 

Se la nostra azienda non sta crescendo abbastanza, probabilmente non stiamo innovando abbastanza e allora dobbiamo sederci e capire dove sarà il nostro settore nei prossimi 5 anni e far parte del cambiamento di questo settore, esserne i fautori.

 

 

Solo in questo modo la nostra azienda potrà crescere in doppia cifra ogni anno e noi come imprenditori, potremo lasciare un segno del nostro passaggio.

 

Sembra una ricetta semplice, troppo semplice per funzionare. Ma voglio farti una domanda, quando è stata l’ultima volta che hai pensato a come funzionerà il tuo business tra 5 anni? A come sarà il tuo mercato. Se non ci facciamo mai queste domande, non potremmo mai portare nelle nostre aziende le innovazioni tecnologiche che ci faranno scalare in doppia cifra.

 

E come diceva Darwin, l’unica specie che sopravvive è quella che si evolve più rapidamente rispetto ai cambiamenti ambientali. E posso garantire con assoluta certezza, che le teorie di Darwin si applicano anche al business, soprattutto oggi che il mondo cambia così velocemente.

 

Fatti questa domanda: come funzionerà il mio settore tra 5 anni e cosa posso fare io per essere parte di questo cambiamento?

 

Per oggi è tutto. Ti lascio al mio video sull’argomento.

Come usare il relax per i tuoi obiettivi da raggiungere

Sapevi che il relax può essere usato per raggiungere i goal che ti sei prefissato per il 2020?

 

Oggi voglio parlare proprio del relax dell’imprenditore. Perché ogni tanto è fondamentale anche per noi staccare un po’ la spina dalla quotidianità e prenderci del tempo per noi stessi, per ricaricare le pile, per fare qualcosa di diverso.

 

Attenzione, staccare la spina non vuol dire obbligatoriamente staccare telefono, computer e dimenticarsi completamente il proprio lavoro.

 

Per quanto mi riguarda staccare vuol dire essere in un luogo diverso dal solito, magari concedermi qualche ora di sonno in più, non avere l’orologio al polso, riconnettermi con la natura e soprattutto stare un po’ da solo con me stesso, o con la mia famiglia, a riflettere sulla vita, sulle cose importanti, sugli obiettivi.

 

Concedermi qualche giorno in un ambiente rilassante, dedicandomi principalmente a me stesso, mi permette di essere molto più performante quando torno al lavoro.

 

In questi giorni a cavallo dell’anno nuovo, programmare questa tipologia di pause è ancora più importante perché è proprio il momento dell’anno in cui si prefissano gli obiettivi dei prossimi 12 mesi e prima di tornare nella routine quotidiana io personalmente faccio anche in modo di averli trasformati in task da svolgere nelle settimane e mesi successivi.

 

E a dire il vero, prima di ripartire da qui, per ogni obiettivo cerco anche di mettere in agenda il primo passo da compiere.

 

E sì perché fare il primo passo è probabilmente il segreto numero uno per poter raggiungere gli obiettivi.

 

Faccio un esempio: tra i miei obiettivi di quest’anno c’è anche quello di tornare ad allenarmi in palestra 3 volte a settimana con il Personal trainer.

 

La cosa che ho già fatto è stata fissare la prima lezione per quando torno in Italia e concordare con lui gli orari delle prossime 3 settimane. 

 

Sinceramente, mi sento una persona che solitamente raggiunge i suoi obiettivi e credo che questo accada per 3 motivi:

 

  1. Mi pongo solo obiettivi con un forte perché. Se hai un perché abbastanza grande, il come lo trovi sempre, diceva un tale.
  2. Mi pongo obiettivi ambiziosi, sfidanti, un po’ al di sopra della mia portata, ma mai irragionevoli.
  3. Faccio immediatamente il primo passo, e pianifico subito tutto quello che posso pianificare, per raggiungere quel obiettivo 

 

Purtroppo molto spesso le persone si mettono in testa obiettivi che poi non raggiungono, a volte perché non hanno un perché sufficientemente forte e quindi si fermano alle prime difficoltà, a volte perché sono troppo fuori portata e mollano perché si demoralizzano, ma la maggior parte delle volte è proprio perché non compiono il primo passo.

 

Quindi per concludere, prendiamoci sempre un po’ di tempo per noi stessi, abituiamoci a scrivere i nostri obiettivi e soprattutto facciamo subito il primo passo.


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Come usare Whatsapp per far crescere la tua azienda

Tutti noi ormai usiamo Whatsapp probabilmente più di ogni altra applicazione presente sul nostro smartphone, ma molti non la utilizzano al massimo in azienda, per migliorare la comunicazione.

 

Ormai passo mediamente 5 ore al giorno su Whatsapp con una media di notifiche che supera le 400 al giorno.

 

Ma attenzione, non lo faccio per diletto. Ormai Whatsapp è diventata l’applicazione con la quale gestisco il mio gruppo multinazionale. 

 

Lo so, non è senz’altro un’applicazione adeguata al working space, ci sono molte applicazione di task management e produttività nettamente migliori di Whatsapp, però Whatsapp ha 2 grandi vantaggi:

 

  • E’ semplice e anche mio padre di 70 anni è in grado usarlo.

 

  • E’ immediato, attualmente è lo strumento di comunicazione più veloce che esiste al mondo. Fin quando non inventeranno qualcosa che collega direttamente le onde cerebrali di 2 individui,Whatsapp resterà la soluzione più veloce al mondo per comunicare.

 

Ed è per questo che lo uso per la maggior parte delle mie comunicazioni in azienda.

 

Quello che fa la differenza nell’economia di oggi è la velocità con cui un’azienda riesce ad eseguire i suoi piani.

 

Più è veloce la comunicazione tra i soggetti coinvolti, più è facile organizzarsi e più sarà facile raggiungere i propri traguardi prefissati.

 

Ovviamente Whatsapp non è la soluzione per tutte le comunicazioni, va senz’altro integrato con altri strumenti adeguati alla tipologia di informazione che dobbiamo far circolare, ma probabilmente risolve senz’altro almeno un 70% delle comunicazioni.

 

Ovvio, bisogna stare attenti a come lo si utilizza. Io personalmente mi sono dato alcune regole:

 

  • Evitare le chat vocali (quelle invece di velocizzare la comunicazione, la rallentano).

 

  • Evitare i muri di testo (se quello che sto scrivendo non entra in una schermata, una schermata e mezzo del mio smartphone vuol dire che probabilmente dovevo inviare una mail, perchè le informazioni da trasferire non erano così immediate).

 

  • Andare dritto al punto ed evitare messaggi multipli per esprimere un solo concetto.

 

Questo mio modo di comunicare su Whatsapp, è quello che ho trasmesso ai miei collaboratori, in modo che tutti siano a corrente del codice di comunicazione aziendale.

 

Quindi, e questo a vale a prescindere dallo strumento di comunicazione, in azienda è importante avere un codice di comunicazione.

 

Tutte le persone che lavorano con noi devono essere educate ad usare lo strumento giusto in base alla tipologia di comunicazione necessaria in quel momento.

 

E poi c’è un altro problema: le notifiche.

 

Purtroppo le notifiche sono senz’altro una perdita di produttività, perchè le persone si distraggono facilmente, e quindi è necessario silenziare alcune chat, quelle che magari utilizziamo solo per essere informati sull’andamento e non ci riguardano direttamente.

 

Per tutte le altre, in base alla mia esperienza, la perdita di produttività viene tendenzialmente recuperata con l’accelerazione che subisce l’azienda.

 

Come ho già detto, l’aumento di velocità permette di risolvere problemi più velocemente, di essere informati più velocemente, di agire più velocemente e di conseguenza di raggiungere i risultati più velocemente.

 

E in quest’epoca di cambiamenti rapidi, avere una comunicazione rapida ci permette di modificare rapidamente quello che non va.

 

Sono certo che se Soluzione Tasse è passata dai 141.000 € di fatturato del 2016 agli oltre 12 milioni del 2019 un grande merito lo dobbiamo alla velocità con cui abbiamo comunicato internamente. 

 

Quindi per chiudere il nostro ragionamento e prendere qualcosa di utile da questo blog post, è importante che in azienda instauriamo un codice di comunicazione condiviso da tutti, dove vengono stabiliti gli strumenti, le modalità e anche le parole chiave che rappresentino l’urgenza della comunicazione.

 

Per esempio da noi ci sono le email CODICE ROSSO, ma di questo te ne parlerò in un altro blog post.


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Sei uno startupper o un uomo d’impresa?

Una delle cose più importanti da capire per avere una carriera imprenditoriale di successo, è comprendere se siamo degli imprenditori “startupper” oppure degli imprenditori “uomini d’impresa”.

 

Cosa intendo con questo e come puoi capire quale delle due tipologie ti calza meglio?

Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con un mio carissimo amico imprenditore piuttosto frustrato per come gli stessero andando le cose.

 

Esordì dicendo: “quest’anno per me è stato un anno davvero duro “.

Otre ad aver perso un sacco di soldi in borsa, mi confidò di non aver portato a termine alcuni importanti obiettivi che si era prefissato di raggiungere con le sue aziende, mettendo quindi in seria discussione se stesso come imprenditore.

 

La prima riflessione che mi sono sentito di condividere con lui è che prima che imprenditori siamo “persone” e in quanto tali  capita a tutti di attraversare dei momenti down. Con questo però non mi sono astenuto dal dirgli, e parlo con cognizione di causa, che a mio avviso i momenti duri sono ben altra cosa.

 

Continuando a parlare scopro infatti che contestualmente agli insuccessi, 2 anni fa, aveva fatto due exit ( una delle quali milionaria) e che stava ancora riscuotendo del denaro per queste due operazioni.

 

A mio avviso, gli anni duri bussano alla tua porta con ben altre fattezze.

 

Sono quelli in cui ti arrivano i decreti ingiuntivi, in cui perdi le cause in tribunale, o magari interrompi relazioni professionali con validi collaboratori, di certo non sono quelli in cui alla fine dell’anno, pur con qualche insuccesso alle spalle, ti ritrovi mezzo milione di euro in più sul conto corrente.

 

Il fatto però che il mio amico si fosse messo in discussione come imprenditore, mi ha fatto tornare alla mente una cosa imparata diversi anni fa.

 

I grandi imprenditori si dividono in 2 grandi categorie:  Startupper e Uomini d’impresa.

 

Attenzione, con “startupper” non parlo degli wannabe entrepreneur, quelli che passano da un progetto all’altro senza un obiettivo definito, quelli che per intenderci,  fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

 

Con la parola startupper intendo identificare quella categoria di imprenditori  in grado di immaginare un business, di mettere insieme capitali, costituire un team e creare una filiera di vendita.

 

Gli startupper sono coloro che in buona sostanza danno vita al business portandolo a fatturare 1, 2 milioni di euro e poi, perdendo interesse per quel progetto, decidono di dedicarsi ad altro.

 

Gli imprenditori di questa categoria  sono preziosissimi e se si affiancano ad un imprenditore definito “uomo d’impresa”  possono contribuire al raggiungimento di importanti traguardi per l’azienda.

 

In principio, qualsiasi tipo di azienda,  necessita di una grande dose di  creatività in grado di impostare il modello di business.

 

Un eccellente startupper lavora affinché l’azienda raggiunga un buon posizionamento, identifica la nicchia di mercato e il target giusto di riferimento.

 

Questa tipologia di imprenditore, quando passa il periodo di crescita iniziale, può vedere come “duri” e noiosi gli anni di consolidamento.


La crescita costante dell’azienda impone successivamente la messa in campo di competenze diverse, indispensabili per garantire continuità di successo.

 

Ecco che allora è necessario capire come selezionare i manager giusti, come valorizzare ogni singolo componente del team, quali strategie  e quali azioni siano da attuare per portare avanti le task quotidiane.

 

Quest’ultimo aspetto è in assoluto tutto un altro mestiere, probabilmente molto più noioso rispetto alla fase di startup ed è  per questo che è necessario orientarsi su figure con  skills differenti.

 

Figure con abilità che molto spesso cozzano con il bisogno di varietà dell’imprenditore “startupper” e che invece collimano molto di più con l’imprenditore “uomo d’impresa”.

 

Per esperienza personale, posso affermare con certezza che è veramente difficile che un uomo d’impresa sia anche un grande startupper. 

 

Per un’azienda appena costituita lo scenario ideale è in assoluto quello i cui queste due anime coesistano e collaborino tra loro;

In una prima fase sarà lo startupper a dover investire tutto se stesso per la buona riuscita del progetto imprenditoriale per poi lasciare “all’uomo d’impresa” il compito di portare avanti l’obiettivo di crescita e consolidamento del business.

 

Prima verso i 5 milioni, poi verso i 10, i 50 e così via…. fino a diventare una Unicorn.

 

Ho preparato un video sull’argomento, dagli un’occhiata.

 

 

 

 

Aziende orfane dell’imprenditore. Esistono davvero le aziende automatiche?

Oggi voglio porre un quesito, esisitono le aziende automatiche?

 

Per molti anni ho avuto un’azienda di mentoring imprenditoriale che insegnava agli imprenditori ad automatizzare le proprie aziende. 

 

La promessa di marketing era che l’azienda poteva funzionare senza l’imprenditore, e attenzione, resto ancora della convinzione che  l’azienda se ben posizionata sul mercato e strutturata in modo adeguato possa funzionare senza che l’imprenditore sia ogni giorno fisicamente all’interno della propria azienda.

 

Ma ci sono ci sono alcuni aspetti importanti da considerare.

 

Di certo, inserendo delle figure strategiche al suo interno ci sono una serie di funzioni che si possono delegare, in questo modo l’imprenditore, monitorando le KPI, può seguire dall’esterno l’andamento della sua azienda e decidere di abbandonare il suo ruolo operativo.

 

Va bene che ci sia un CdA o  un amministratore delegato ma quando parliamo di Piccola e Media Impresa, c’è bisogno comunque di un faro che indichi la direzione. 

 

Una figura  che, mossa dall’ambizione di raggiungere importanti traguardi, mantenga costantemente il focus su quell’azienda.

 

Si può essere imprenditori seriali e costruire aziende automatiche, ma solo se si costruisce un’azienda alla volta, altrimenti è meglio fare gli investitori e lasciare che nel progetto sia coinvolto un uomo d’impresa che si faccia carico delle sorti di quell’azienda.

 

Personalmente sono socio in decine di aziende, ma non mi sento un imprenditore seriale.

Esercito il mio ruolo di imprenditore soltanto in una di queste ed è li che dedico il 90% della mia attenzione, a tal punto che quell’azienda diventa il mio primo pensiero al mattino e il mio ultimo alla sera.

 

Nelle altre aziende in cui sono solo un investitore, hanno un ruolo attivo altri imprenditori con i quali mi confronto, ai quali fornisco comunque il mio supporto qualora si debbano prendere decisioni strategiche o delicate.

 

In queste aziende mi astengo dall’operatività quotidiana perché coloro che siedono nel board diventano i responsabili del raggiungimento dell’obiettivo strategico definito insieme.

 

Nella mia vita da Imprenditore più volte mi è stato chiesto di partecipare ad un nuovo progetto , ho avuto l’occasione di sedermi al tavolo con altri imprenditori di grande spessore che avevano già dato prova di saper raggiungere fatturati milionari e con i quali sembrava scontato poter  gettare le basi per dar vita ad una nuova azienda.

 

Ma  laddove non ho visto una chiara leadership ed una persona capace di farsi carico al 100% di portare al successo quel progetto, mi sono sempre astenuto dal proseguire.

 

Un idea, per essere vincente va comunque realizzata ed un’azienda per raggiungere risultati significativi ha bisogno di un’enorme quantità di energia imprenditoriale soprattutto se non ha ancora superato i 5 o 10 milioni di fatturato.

 

Nei primi anni di vita, un’azienda è come un bambino appena nato.

Un neonato devi nutrirlo 10 volte al giorno, devi accudirlo costantemente costringendoti a prestare attenzione ad ogni lamento e a far fronte a qualsiasi sua necessità.

Un’azienda orfana del suo un imprenditore, fa la stessa fine che farebbe un neonato senza i propri genitori. 

 

Se stiamo valutando nuove opportunità di business dobbiamo essere certi che ci sia un uomo d’impresa che vivrà per quel progetto al posto nostro, altrimenti il rischio imprenditoriale diventerà la certezza matematica di investire i nostri soldi in un progetto fallimentare.

 

Per oggi è tutto, ti lascio il video girato sull’argomento.

 

 

 

 

 

È possibile salvare un’azienda in crisi?

Il rilancio di Alitalia in 3 mosse.

In questi giorni non si fa altro che parlare di Alitalia e dell’ennesimo piano di salvataggio. Non l’avevo mai fatto, ma per curiosità sono andato a cercare qualche dato per capire come stesse veramente la situazione e quello che ho trovato mi ha fatto riflettere. 

 

Prima cosa strana che ho trovato, o meglio che NON ho trovato: Alitalia sono 3 anni che non deposita il bilancio. E già questo, considerando che sta in piedi con i soldi pubblici è piuttosto strano non credete anche voi?

 

Inoltre come fa notare anche il Sole24Ore (https://www.ilsole24ore.com/art/alitalia-vola-profondo-rosso-600-milioni-perdite-2019-ACvTQp0) si stimano perdite negli ultimi 2 anni di oltre 1 miliardo di euro.  Sottolineo, solo negli ultimi 2 anni.

 

 

Cercando meglio però sono riuscito a trovare una relazione ufficiale del febbraio 2017, in cui si fa riferimento ad un finanziamento di Etihad da dove si evince che il patrimonio netto della compagnia di bandiera era già all’epoca in passivo di oltre 100 milioni di euro e che la posizione finanziaria netta era in rosso di oltre 1 miliardo di euro.

 

Per i non addetti ai lavori,  la posizione finanziaria netta di un’azienda è la somma delle sue disponibilità di cassa, dei crediti da incassare e dei debiti da pagare, posizione quindi  inevitabilmente compromessa perché in rosso di oltre 2 miliardi euro.

 

Attenzione!  Alitalia è un’azienda che fattura circa 3 miliardi di euro, non è la Apple o Google dove si parla di fatturati stimati in centinaia di miliardi.

 

 

Ma voglio riportare questo ragionamento a numeri che magari sono più vicini alle nostre realtà.

 

Facciamo l’esempio di un’azienda che fattura 3 milioni di euro l’anno, che però perde ben 500.000 euro l’anno, dove inoltre  la somma di debiti e crediti sfiora i 2 milioni di euro .

 

Siete arrivati alla mia stessa conclusione?

Quest’azienda sarebbe a tutti gli effetti un’azienda morta!

 

Un’ azienda privata infatti non ha lo Stato che interviene con un prestito ponte di 500.000 euro all’anno e che al bisogno allunga la scadenza di rimborso.

 

L’imprenditore di una qualsiasi PMI in uno scenario simile a questo sarebbe costretto a portare i libri in tribunale prendendosi la responsabilità di non aver fatto bene il proprio mestiere consapevole di aver applicato un modello non produttivo.

 

Alitalia avrebbe bisogno di una drastica ed efficace  inversione di marcia,  ma quello che  vedo io è che con quest’ennesima operazione, un altro miliardo di euro di soldi pubblici verranno fatti defluire in quello che ravvedo come “un pozzo senza fondo” e tutto a discapito della crescita di altre  aziende italiane sane.

 

Purtroppo devo dirlo, credo che questo piano di salvataggio sarà l’ennesimo buco nell’acqua, non è mettendo soldi e lasciando commissari straordinari ad amministrare un’azienda come Alitalia che si potrà salvare la compagnia di bandiera dal baratro.

 

Va fatto un cambio radicale del modello di Business, come fece Marchionne con la Fiat per intenderci, trasformando un’ azienda sull’orlo del baratro nel baricentro di una multinazionale.

 

Ovviamente non ho così tanta esperienza manageriale per candidarmi alla guida di Alitalia, lontano da me questo pensiero, ma di certo, potendo dire la mia, sono certo che un paio di cartucce sarei in grado di spararle.

 

Quali? Vediamole insieme.

 

Secondo me ci sono 3 cose che l’azienda potrebbe fare:

 

  • Tagliare almeno il 50% delle tratte attualmente in uso

Si stima che Alitalia perda 16€ per ogni passeggero imbarcato, questo perché molti aerei sono pressoché semivuoti, cosa che posso confermare anche per esperienza personale. (https://www.corriere.it/cronache/19_maggio_19/alitalia-16-euro-persi-ogni-passeggero-trasportato-1d6340d2-7971-11e9-84cc-19261c23ea92.shtml)

 

 

  • Trasformare il suo servizio in uno di super high level.
    Viaggiare con Alitalia dovrebbe costare 5 volte quello che costa oggi, fornendo un servizio a 7 stelle rivolto ad un pubblico più ristretto ma con maggiori possibilità economiche

 

 

  • Fornire il servizio pasti a tutte le compagnie del mondo.
    A quanti di voi è capitato di imbattersi in  compagnie aeree straniere e consumare un pasto a dir poco tremendo.   Pensate se , a prescindere dalla compagnia aerea, in una tratta di lunga o media percorrenza si potesse scegliere di consumare un pasto normale oppure “un pasto Alitalia”.

 

Diciamolo chiaramente in tutto il mondo ci conoscono per il nostro cibo e la nostra cultura, perché allora non fare in modo che tutti i passeggeri del mondo a bordo di un aereo  possono usufruire dell’eccellenza Italiana?

 

Lo so, l’ho sparata grossa, ma quando un’azienda va male, non è continuando a fare le stesse cose che si potranno raggiungere risultati migliori. 

Sono convinto che il ragionare completamente fuori dagli schemi  sia l’unica vera strada percorribile per arrivare a  soluzioni legati a problemi apparentemente insormontabili.

 

Ti lascio al video che ho pubblicato sull’argomento,