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5 errori da evitare investendo in startup innovative

Ti parlo degli errori che ho commesso e degli aspetti fondamentali che devi considerare.
Gianluca Massini RosatiBlog 5 errori da evitare investendo in startup innovative

5 errori da evitare investendo in startup innovative

Nella mia vita imprenditoriale ho sempre investito, e sto continuando ad investire, in diverse startup “innovative”, alcune delle quali hanno avuto successo, mentre altre no. In quest’articolo ti parlo degli errori che ho commesso e degli aspetti fondamentali che devi considerare se vuoi investire in una startup innovativa evitando di disperdere risorse, soldi e tempo.

 

Il percorso per la creazione di una startup innovativa di successo è pieno di ostacoli. Molto spesso chi avvia una startup innovativa ignora alcuni aspetti che si riveleranno poi fondamentali durante la vita del progetto imprenditoriale.
Avere un’idea imprenditoriale brillante non è un vantaggio competitivo. Anzi, molto spesso non conta un granché. La vera difficoltà è tradurre questa visione in modelli di business scalabili e sostenibili.

Per fare ciò bisogna uscire allo scoperto, confrontarsi con il mercato, esplorare i potenziali clienti e valutare le risposte che si ottengono e la validazione, o meno, delle proprie proposte. Di solito le startup falliscono non solo per problemi di prodotto ma perché non trovano utenti. Dave McClure, fondatore di 500 Startup, uno dei più importanti acceleratori di startup al mondo, ha ribadito: “Le startup si concentrano troppo sul prodotto, dimenticando gli utenti e il marketing. E questo è un errore”. Infatti, come sostiene Peter Thiel, fondatore di PayPal, la causa principale del fallimento di una startup è la scarsa distribuzione, non il prodotto.
“Idea + entusiasmo = perdita di soldi” è l’equazione che in questo decennio ha costituito le basi della sorte di molte startup cosiddette “innovative.”

 

 

Quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si investe in una start up?

Durante il mio percorso imprenditoriale ho commesso tanti errori e, forse, per questo motivo sono in grado di avere una visione abbastanza completa di questo argomento. A prescindere dal parere personale, seguendo le avventure di molti altri imprenditori e degli investimenti fatti, mi sono reso conto che, in linea di massima, ci sono errori tipici che commettono il 90% degli investitori e delle startup.

Ne ho individuati alcuni che ritengo fondamentali evitare, se si decide di iniziare un percorso del genere e più specificatamente cinque.

 

 

1.Credere solo nell’idea

9 volte su 10 l’idea non vale nulla. Il progetto imprenditoriale potrebbe essere basato sulla migliore idea di sempre ma se il team preposto a realizzarlo non è in grado di tradurre quell’idea in un modello di business scalabile, la startup non avrà successo.

Quando stai lavorando a qualcosa di innovativo, probabilmente, ci saranno altre dieci aziende in giro per il mondo che stanno lavorando alla tua stessa tipologia di prodotto o servizio (ecco un motivo per cui l’idea non vale niente).

Inoltre, la mancanza di un team in grado di “realizzare concretamente il progetto” si rivela sempre una scelta infelice perché genera mancanza di efficacia e di velocità di esecuzione che nella maggior parte dei casi non permette di avere un Time To Market (TTM) sufficientemente veloce.

Nel campo delle nuove tecnologie, ad esempio, è di fondamentale importanza abbassare il TTM per imporsi sul mercato prima dei concorrenti, cioè ridurre il tempo che intercorre dall’ideazione di un prodotto alla sua effettiva commercializzazione.

 

2.Troppo innovativo, troppo in anticipo

“Non è divertente essere un secolo in anticipo sui tempi.”
–  LYMAN FRANK BAUM

Questa citazione del creatore de “Il meraviglioso mago di Oz” (“The Wonderful Wizard of Oz”) esprime quanto molto spesso, l’essere troppo in anticipo sia un fattore negativo. Se l’innovazione apportata da una startup arriva sul mercato quando questo è ancora acerbo (ovvero c’è carenza di domanda), questo potrebbe diventare un problema perché creare una domanda consapevole, ovvero una clientela che senta il bisogno legato al tuo prodotto/servizio, potrebbe svuotare le casse aziendali prima di iniziare a generare entrate.

A riprova di ciò ti racconto questo aneddoto.

Nel 2012, tramite una mia società, decidemmo di investire in caricabatterie per veicoli elettrici e di lanciare sul mercato questo prodotto. Al tempo la mia azienda era composta anche da un network di elettricisti con i quali decidemmo di organizzare eventi sull’e-mobility per coinvolgere altri elettricisti nella nostra rete. Come andò a finire? Il mercato non era ancora pronto (e forse in alcune zone del mondo non lo è ancora) e il progetto si rivelò un vero flop.

 

3.Avere un’azienda “orfana” dell’imprenditore

Questa è un’espressione coniata da me, dopo essermi imbattuto negli anni in alcuni casi particolari. A volte quando si investe in startup innovative può succedere di avere un grande progetto, un team esperto che ha già dimostrato una buona capacità di esecuzione in altri settori, ma c’è un problema: nel team nessuno è focalizzato al 100% sulla crescita di quella specifica azienda.

Mi spiego meglio: oggi fare l’imprenditore presuppone alcune competenze imprescindibili quali un orientamento al marketing per promuovere il proprio business e la capacità di tenere sotto controllo i numeri della propria azienda. Queste, io le reputo expertise fondamentali allo sviluppo di un business senza le quali diventa impossibile avviarne uno. Se nessuno dei componenti del team è focalizzato 24 ore su 24, da quando si lava i denti al mattino a quando si rigira nel letto alla sera (passando per i weekend fuori porta e tutte le feste del calendario) sul quello specifico progetto, l’azienda non sopravviverà alla prima tempesta: è “orfana” di qualcuno che sappia guidarla, che faccia l’imprenditore a tempo pieno per essa.

La mia società di web marketing in outsourcing, Romi Ltd, ha iniziato a crescere concretamente dopo che i tre soci fondatori, tutti imprenditori di conclamata esperienza, si sono seduti intorno ad un tavolo per decidere di aprire il capitale azionario ad un imprenditore che lasciando la sua azienda precedente, si è unito al nostro team dedicandosi al 100% per lo sviluppo del business, diventando di fatto il “nostro” imprenditore.

 

Il primo business wallet per pagamenti tradizionali e in criptovalute

 

4.Realizzare prodotti che i clienti non vogliono

Nella fase iniziale di progettazione, soprattutto di prodotti e servizi cosiddetti innovativi, è purtroppo un denominatore comune che l’azienda sviluppi ed investa un’enorme quantità di denaro sulla base delle ipotesi del fondatore, senza alcuna ricerca di mercato o senza un MVP fatto con pochi soldi.

Ma cos’è un MVP? è l’acronimo di Minimum Viable Product, cioè un prodotto minimo funzionante per il mercato.

Semplificando il concetto, non è altro che una strategia mirata ad evitare di costruire prodotti che i clienti non vogliono, che cerca di massimizzare le informazioni apprese sul cliente per ogni euro speso. Un MVP non è, quindi, un prodotto minimo, ma una strategia ed un processo diretto verso la realizzazione e vendita di un prodotto per determinati clienti.

È un processo più completo di generazione di idee, raccolta dati, analisi ed apprendimento. Non sviluppare un MVP significa non avere un test di mercato a cui fare riferimento e correre il rischio di perdere soldi promuovendo prodotti e servizi che non avranno mai mercato.

Nel 2007 fondai una società di property management focalizzata sulla gestione di seconde case in Umbria e Toscana che non ebbe assolutamente successo. Non fare il test di mercato con un MVP non mi permise di avere elementi per capire che la nicchia a cui mi rivolgevo era troppo ristretta, che i competitor troppo forti e che il numero di clienti che ero in grado di attrarre non mi avrebbero permesso di tenere in vita l’azienda. La mancanza di un MVP fu definitivamente il motivo del mio flop.

5.Non valutare le difficoltà di scalare

A volte gli affari vanno bene quando un’azienda è di piccole dimensioni.

Per le stesse dinamiche per le quali le aziende funzionano bene quando sono piccole, molto spesso non sono in grado di “scalare” e quindi di crescere. Quando un progetto è d alta intensità umana, non è assolutamente facile trovare le persone giuste con le quali riuscire a duplicare un business.

Oltre questo primo fattore c’è da considerare anche, che molto spesso un business si basa sulle competenze specifiche di qualcuno, piuttosto che su procedure facili e replicabili, che ti consente di costruire un business ad alta intensità di capitale e che ti permetta di trovare denaro in qualsiasi momento.

Come dice spesso un mio socio “il business deve essere a prova di talento” altrimenti sarà impossibile farlo sviluppare.

Oggigiorno trovare le persone giuste è una delle sfide più difficili. Ti faccio l’esempio di Smart Business Lab, una delle mie aziende che fornisce consulenza agli imprenditori, l’azienda fattura qualche milione ed è estremamente profittevole, ma la sua difficoltà più grande è proprio scalare perché è troppo “human intensive”.

Dopo aver visto questi errori e aver messo di conseguenza in luce alcune delle caratteristiche che una StartUp deve avere per giocarsi il successo (attenzione, non ho detto “raggiungere il successo”, ci sono molti altri ingredienti da considerare), voglio chiudere con un’ultima riflessione:

Non avere mai fretta di investire in una StartUp, il mondo è pieno di opportunità, ogni giorno nascono migliaia di potenziali “Unicorn”. Non cedere alle pressioni dell’ultima ora, al “c’è un altro investitore interessato alla tua quota”. Chi vuole vendere vende anche domani.

Prendi tutte le informazioni e poi passa all’azione rapidamente.

Veloce si, ma mai di fretta.

Gianluca Massini Rosati
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