Top

Il processo di Delega (parte 2)

Gianluca Massini RosatiBlog Il processo di Delega (parte 2)

Il processo di Delega (parte 2)

Con l’articolo di oggi voglio approfondire un argomento di cui ho già parlato in uno dei precedenti articoli, ovvero quello della delega.

 

Ho già spiegato le 8 fasi in cui si divide tale processo e dell’importanza di sviluppare il mindset della responsabilità e della fiducia per attuarlo al meglio; oggi, invece, mi voglio concentrare su alcuni aspetti operativi che possono fare la differenza.

 

Per prima cosa dobbiamo capire con quali messaggi “accompagniamo” il trasferimento delle informazioni e la fase di educazione.
E’ importante che i nostri collaboratori percepiscano la possibilità di sbagliare e, allo stesso tempo, la possibilità di chiedere aiuto.

 

Voglio fare alcuni esempi per spiegarmi meglio: se noi passassimo il messaggio “chiedimi prima di fare qualcosa che non conosci”, noi creeremo degli automi, che non aggiungeranno mai nulla di nuovo e limiteremmo il loro potenziale e contemporaneamente la nostra crescita.

 

Se invece il nostro messaggio fosse “sbaglia ma fa’ ”, ecco, quello potrebbe essere troppo sbilanciato dalla parte opposta e portarli a fare tanto ma senza sentire la responsabilità del risultato.

 

Nel mio caso, la via di mezzo che ho trovato è stata: “se non sai come farlo, trova una soluzione e se hai dubbi chiedi”. Questo ci permette di avere persone orientate a trovare da sole le soluzioni, usando al massimo il loro potenziale, ma che se percepiscono di andare troppo lontano rispetto alla via tracciata, prima di fare errori madornali, si confrontano con colleghi o superiori.

Tutti hanno la possibilità di dire la loro, nessuno si sente inadeguato e alla fine il risultato è merito di un gioco di squadra, che, come tale, viene premiato.

 

Un altro importante ingrediente della delega che ho citato in un altro video è: “le persone non fanno ciò per cui non sono controllate”, che, attenzione, non è l’equivalente di dire “le persone fanno ciò per cui sono controllate”. Il presupposto è completamente diverso.

 

Il mindset che dobbiamo sviluppare, per il bene del nostro fegato e dei risultati che vogliamo raggiungere, è che “le persone NON fanno le cose”, quindi noi non dobbiamo mai aspettarci che qualcuno faccia qualcosa che gli abbiamo detto di fare.

 

Noi dobbiamo partire dal presupposto che quella persona non farà la cosa che gli abbiamo detto di fare, almeno fino a quando quella cosa non sarà per lei un automatismo, perché ha sviluppato l’abitudine di farla o la responsabilità del risultato che quella cosa genera.

 

Partendo da questo presupposto, la responsabilità di controllare l’operato dei nostri collaboratori resta in capo a noi.
Di conseguenza eviteremo di mangiarci il fegato quando qualcosa non sarà fatto, se noi non abbiamo controllato a tempo debito e soprattutto accompagneremo la delega di un risultato ad un promemoria prima della scadenza per verificare l’avanzamento delle attività.

 

E con questa ultima frase, introduco anche il ruolo del Battitempo, ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

 

Ti lascio al video che ho girato sull’argomento:

GIANLUCA MASSINI ROSATI
X